A Vernio ...Col mio amore

Perché è più facile scappare che capire come sdrenare il passato dentro di te e fare pulito tra gli oggetti che ormai non servono più.
Questa è stata la prima estate della mia vita passata senza mio padre. Le emozioni contrastanti che sto provando sono difficili da spiegare ma oltre alla Mente sento anche l'Anima che parla. La sera piango praticamente sempre.

Questa estate 2024 la ricorderemo per il grande ritorno alla casa dell'infanzia. 
Mi hanno lasciato tutti tranne la mamma e Giancarlo. Mentre lo scrivo scendono le lacrime da sole. Tutti i miei punti di riferimento sicuri si sono smaterializzati.

Ti ho perso anche te babbo e ho perso solo l'idea che mi sono fatta di te, in bene e in male. Mi restano di te solo dei ricordi di cose solo nostre che quando anche io non ci sarò più nessuno saprà come alcune uscite quando ero bambina o alcune volte che sei venuto a prendermi alla stazione alla sera a Vernio. Il ricordo di quando tornavi dal lavoro e ancora ti aspettavo felice di vederti arrivare. Quando siamo partiti in auto per andare a vedere Mariano nato da poco ricordo che siamo scesi in cantina ed ero felice per andare a vedere la mamma dopo giorni che non ne sapevo niente. Quando mi dicevi di dirti se avevo qualche problema grave perché mi avresti aiutata ma poi quando ti chiedevo qualcosa per me era sempre un problema e
per fortuna  di grave concretamente ricordo solo quel sabato di ottobre in cui mi hai portato a casa le stampelle perché da sola non camminavo più.
Di bello invece Le cene di compleanno da Tito del Molo e al 3 Stelle di Forte di Marmi, mi ricordo che ti ho visto anche felice. Quando ordinavi il limoncello e avevo paura che non digerissi. Quando mi portavi il D di Repubblica il sabato quando si leggeva ancora le riviste. Poi sono troppo recenti i ricordi dolorosi di un uomo che ormai non capiva più chi lo consigliava bene e chi no e soprattutto la sera che siamo usciti dal Giovannini con la diagnosi sputata in faccia ad entrambi da un medico al quale tu credevi solo perché sembrava affabile ma che ti ha trattato come un numero ma non potevo dire niente altrimenti diventavi cattivo con me. Era marzo quando siamo usciti e ti eri già disperato per la diagnosi ti tenevo a braccetto e ho sentito che ti stringevo forte come a sorreggere tutto il tuo peso col mio braccio. Ma ho sentito ancora una volta che hai creduto che la soluzione sarebbe stata quella di affidarsi ai medici.
E invece ti hanno portato al disastro...



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